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Gli stessi conigli con i taschini nel gilet, gli stessi ratti e topolini, tartarughe e trichechi vivono in quelle pagine. Citando l’episodio del rimpicciolimento e ingrandimento di Alice, Ejzentein sostiene che l’affinità tra Carroll e Disney sta nella plasmaticità della forma e dei corpi, che esprime la rivolta all’immutabilità della realtà. Il paese delle meraviglie, Wonderland, è il riflesso rovesciato della realtà, la trasfigurazione della realtà operata dallo sguardo dell’infanzia.

Monika Tonik e Dasha sono tre amici che vivono alla periferia di una città industriale, tutte e tre alle prese con amori, disavventure sentimentali, e la ricerca della felicità. Dasha si innamora di un uomo sposato ed egoista. Quando viene ricoverata in una casa di cura per malati mentali, Monika e Tonik si occuperanno dei suoi bambini, formando una famiglia provvisoria in cui sta sbocciando anche l’amore.

Amore, bugie e calcetto registra e racconta il calcio dilettantistico anche per parlare d’altro. Il calcetto è un elemento del quotidiano (soprattutto) maschile, che ha il sapore dell’amore e dell’amicizia, dello spirito di aggregazione e di squadra, che riflette su più generazioni ed è contraltare ludico delle vite più o meno risolte e più o meno felici dei personaggi. Mancava un film sul mondo del calcio giocato dalla gente comune e Lucini lo ha realizzato con una “buona visione del gioco”, aiutando le donne a capire perché i loro uomini si divertono così tanto con una palla di cuoio cucita a mano e con una cosa banale e umida come lo spogliatoio.

Ciò che oggi continua a fare male è quel gesto eroico ma purtroppo vano da parte di Francesco Filippo, morto nel tentativo di salvare il fratellino Raniero. A raccontare come sono andate le cose è stato il cugino della madre, Fernando Rizzo, che vive al secondo piano dello stesso palazzo andato in fiamme: “ho visto nelle scale anche il loro bambino di 13 anni che, quando si è accorto che mancava quello di 10, è scappato scendendo al piano di sotto per salvarlo, ma non è più risalito. L’ho inseguito, non si vedeva nulla, non si respirava e sono caduto.

Brutto e sconveniente dirlo, tuttavia in questo film molto serio e ponderato di Ben Stiller, in cui la commedia è relegata a pochissime scene demenziali, si ha lo stesso l’impressione che il registro divertente che ogni tanto spunta rimanga il più congeniale all’autore, quello che riesce meglio di tutti a dire qualcosa di sconveniente e liberatorio. Sul lavoro non se lo fila nessuno, il suo profilo per la ricerca dell’anima gemella non ha nemmeno un clic, per le ragazze è carta velina trasparente. Solo per la mamma è una persona speciale.