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“Ero solito guardare molti film già da ragazzino”, afferma Bong Joon Ho, regista e sceneggiatore sudcoreano considerato tra i più prominenti al giorno d’oggi proprio grazie alla sua capacità di creare film di grande successo mantenendo una qualità artistica di altissimo livello.Cresciuto in una famiglia di artisti (il padre era un designer e la madre una scrittrice), Bong manifesta una grande passione per il cinema, tanto che nel 1980, dopo aver conseguito una laurea in scienze sociali alla Yonsei University di Seoul, fonda insieme ad altri studenti un’associazione, denominata Cineclick, per promuovere la visione e il dibattito su film europei e asiatici poco conosciuti all’epoca in Corea del Sud. Questo permette al giovane Bong di allargare la propria visione sull’universo del cinema internazionale che cominciava mano a mano a scoprire, diventando così grande estimatore di registi come Edward Yang e Hou Hsiao hsien, protagonisti della nouvelle vague taiwanese, e di altri ancora come Shouhei Imamura e David Lynch. Riesce così ad entrare alla Korean Academy of Film Arts, ritenuta la migliore nel suo campo in Corea, e durante la sua permanenza gira numerosi cortometraggi in 16mm che gli porterrano diversi riconoscimenti, tanto che il corto con il quale Bong si diploma, Incoherence, una commedia amara centrata sulla crisi morale che attraversa la nostra società, viene proiettato ai festival cinematografici di San Diego, Hong Kong e Vancouver, contribuendo a far conoscere oltreoceano il suo talento artistico.

La prima è la storia di cinque amici fiorentini che, ormai adulti, esorcizzano i loro problemi personali con scherzi di ogni tipo a perfetti sconosciuti. La seconda è invece l’adattamento di una commedia di Jean Poiret, in cui Tognazzi veste i panni di Renato Baldi, personaggio originariamente interpretato dallo stesso attore francese.Cinque film da registaPer lui c’è anche il tempo di provare l’esperienza della regia. Sono cinque i film che, oltre che come interprete, lo vedono anche dietro la macchina da presa: Il mantenuto (1961); Il fischio al naso (1966); Sissignore (1968); Cattivi pensieri (1976); I viaggiatori della sera (1979).

Tra fascinazione e visioni apocalittiche, il cinema di Joseph Kosinski affronta il paradosso dell’esaltazione tecnologica e delle perplessità che ne conseguono. I suoi protagonisti, illuminati da luce bluastra e livida, vivono immersi in mondi virtuali in cui la tecnologia prende vita, appare umana e assume sembianze che ne mostrano l’anima. Non è carne contro circuiti, spirito contro sistema, ma l’umano che si insinua nel tecnologico, scoprendone le possibilità utopiche e distopiche.Nonostante le derive visionarie, quello di Kosinski è un cinema di mimesi del reale.