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Il caso di Wa Tiba, la donna di 54 anni mangiata da un pitone in Indonesia, ha creato non poco scalpore. La notizia potrebbe spaventare, ma in realtà è raro, oltre che complicato, essere mangiati da un pitone. Ciò avviene infatti in casi molto estremi.

Le sequenze che di solito Lee Tamahori gira sono ricche di adrenalina, arricchite di effetti action da non sottovalutare e che hanno saputo convincere attori come Nicolas Cage, Julianne Moore e Jessica Biel a buttarsi a capofitto nelle sue pellicole. Ma non basta. Regista neozelandese che, dopo un’opera prima eccezionale, si è fatto fagocitare da Hollywood nel peggior modo possibile, piegando il suo insolito modo di dirigere alla correttezza e alla mediocrità a volte fin troppo ridicole del cinema industriale senza ispirazione e senza motivazioni personali, Tamahori resta comunque un buon regista d’azione, anche se non più imprevedibile.

David, un giovane soldato ritornato dall’Iraq, decide di partire per un avventuroso viaggio in bicicletta sulle montagne per dimenticare il suo passato di guerra. Incontra Angelina, una giovane graziosa e misteriosa, e insieme decidono di esplorare i boschi in cui si trovano. Venuto a conoscenza di una leggenda locale, David sarà costretto ad affrontare paure ancora più devastanti di quelle provate durante la guerra, per scoprire infine che la realtà può essere ancora più perversa del peggior incubo.

Ritroviamo in scenari, oggetti, acconciature e creature meccaniche il gusto per noi retrò dei fumetti e della cultura dell’epoca. La sceneggiatura ricalca i canoni di un genere che fa della semplicità il suo fascino ed è supportata da una regia che non perde un colpo, rispettando i giusti tempi scenici. In questo contesto, per tornare a un discorso lasciato aperto, la necessaria prevedibilità della trama è un punto di forza: accade tutto ciò che deve accadere esattamente nel momento in cui deve accadere, nel rispetto rigoroso e coerente della linea scelta.

Questo il gruppo d’elite al quale concedere i privilegi migliori: l’utilizzo del marchio Juventus nella forma piu’ libera, marchio che viaggera’ con la squadra veicolo promozionale eppoi l’esclusiva della pubblicita’ al Delle Alpi. I primi due sponsor istituzionali del nuovo corso sono Tim e Punto Juve (scuole calcio in franchising dirette da Antonio Cabrini e Maurizio Ferrari), ma gia’ e’ stata creata la categoria dei fornitori di categoria A e B: la scalata continua. I conti dello Sport Dal buco di Rotterdam ai contratti a Milano La Juventus degli ultimi tre anni ha subito mercoledi’ a Rotterdam dal Feyenoord il colpo piu’ basso: rischia ora di uscire prima dei quarti dalla Champions League che nelle ultime due stagioni l’ha vista trionfare e perdere solo in finale.