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La scelta di giocare anche col cinema d’autore prosegue con Gli amici del Bar Margherita, film corale nel quale divide la scena con attori come Diego Abatantuono, Luigi Lo Cascio e Neri Marcorè, e nella pellicola di Pupi Avati che definisce poeticamente gli anni Cinquanta. Decide di ritornare ad un ruolo più “leggero” con Ex, pellicola applauditissima di Fausto Brizzi che, riunendo in un’unica commedia i principali nomi del cinema italiano, gioca con il sentimento per eccellenza, senza eccessivi sentimentalismi. Nel 2010 torna a lavorare con Salvatores, nella commedia corale Happy family, in cui è il protagonista sceneggiatore Ezio, catapultato nel girotondo della grande famiglia del titolo da un banale incidente.

Dura solo 31 anni la vita di Xiao Hong, in cui succede di tutto: Xiao si sposta di città in città (dal Manchukuo a Harbin, poi a Wuhan, Shanghai, Tokyo, Yan’an, Xi’an, Chongqing e infine Hong Kong) e di relazione in relazione, generendo esperienze tragiche e talora creative, ma difficili da sussumere e tradurre in una narrazione lineare. La sceneggiatura di Li Qiang (Peacock) sceglie l’approccio più rischioso, affidando buona parte della ricostruzione della vita di Xiao Hong ai molti scritti su di lei in primis la biografia di Luo Binji e rendendoli in uno stile così contrastante con la forma tradizionale del biopic da risultare quasi anti narrativo. La struttura del plot è infatti spezzettata e mescolata, generando uno spaesamento che finisce per ricomporsi con il progredire dell’opera, e i personaggi parlano insistentemente in camera (con i vestiti e l’età della narrazione, non in un futuro ipotetico) per raccontare di Xiao Hong.

Marshals Caccia senza tregua (1998), Piovuta dal cielo (1999) e Black and White (1999), senza contare un episodio di Oltre i limiti (1999). Insomma, per qualche anno avrà di che mangiare, ma quello che non si aspettava era che un cospicuo numero di produttori gli chiedono di vestire i panni dell’ennesimo italoamericano mafioso. tentato dal rifiutare, ma non lo fa.

Avviene invece con il film drammatico di Joseph Vilsmaier Und keiner weint mir nach (1996). Doris Drrie la vuole invece in un ruolo secondario nella sua commedia Nackt (2002) e diventerà invece la protagonista di Masai Bianca (2005) di Hermine Huntgeburth, adattamento dell’omonimo romanzo. Max Frberbck, nel 2008, la dirige in Una donna a Berlino, e nel 2013, sarà la protagonista del western Gold.Il sodalizio artistico con Christian PetzoldIl più grande sodalizio artistico della sua carriera, che sarà anche poi fonte del suo successo internazionale, si crea con il regista Christian Petzold che prima la inserisce nel cast del film tv Toter Mann (2002), poi la vuole nel cinematografico Wolfgburg (2003) e in quello che sarà uno dei suoi più grandi successi nazionale, il drammatico Yella (2006), dove la Hoss interpreta una giovane donna della Germania Est che vorrebbe cercare la felicità oltre il muro di Berlino, dopo il suo matrimonio fallito.

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